L’Experience

Pensata per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio, può adesso aprire al pubblico la mostra Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche: promossa dal Parco archeologico del Colosseo, è curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, e prodotta dalla casa editrice Electa.

 

La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot, si sviluppa all’interno della Sala Ottagona e degli ambienti limitrofi della celebre residenza neroniana attraverso un percorso multimediale immersivo.

Il Lighting partner della mostra è Erco.

Per questa prima grande mostra all’interno della Domus Aurea è stato realizzato un ingresso dedicato: in una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Una linea guida che accompagna il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano.

Le sezioni

Nella Sala Ottagona sono proiettate sulla cupola immagini astrologiche dedotte dal globo sostenuto dall’Atlante Farnese, eccezionale prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sebbene probabilmente non sia questa la coenatio rotunda, da ricercare altrove sul Palatino, alle raffigurazioni delle costellazioni e dei segni dello Zodiaco si alterna la proiezione di una caduta di petali di rosa, così come viene raccontato da Svetonio avvenisse durante i banchetti dell’imperatore.

La prima sezione presenta animali fantastici, mezzi umani e mezzi vegetali, motivi fitomorfi, arpie e strumenti musicali, vasi con perline, palmette: tutti motivi decorativi che si rincorrevano nella Domus Aurea e che vennero scoperti dagli artisti presenti a Roma intorno all’anno 1480. È il visitatore stesso ad innescare questa storia, muovendo il proprio corpo, simulando il riverbero della fiamma delle torce, utilizzate all’epoca di Raffaello per illuminare gli ambienti sotterranei.

La seconda sezione è dedicata allo studio e alla reinterpretazione delle grottesche da parte di Raffaello.

Fulcro spettacolare di questo nucleo – e grazie a un accordo del Parco archeologico del Colosseo con i Musei Vaticani – la riproduzione multimediale della Stufetta del Bibbiena: il minuscolo bagno privato dell’appartamento cardinalizio realizzato nel 1516 su disegno di Raffaello. In ogni parete, le grottesche della Stufetta – non visibile al pubblico perché non compresa nel percorso di visita dei Musei Vaticani – si ingrandiscono e rimpiccioliscono generando inediti effetti di scala e mettendo in evidenza i dettagli più significativi dell’intero ciclo decorativo.

Seconda sala radiale: Raffaello, studio e interpretazione delle grottesche. Allestimento e interaction design della mostra a cura di Dotdotdot. All rights reserved

Terza sala radiale: Il ritrovamento del Laocoonte. Allestimento e interaction design della mostra a cura di Dotdotdot. All rights reserved

 

 

La terza sezione accompagna il visitatore con un audio-racconto sulla memorabile scoperta del Laocoonte, il gruppo scultoreo rinvenuto nel 1506 nella stessa area del palazzo neroniano.

In un videoloop le copie e le declinazioni nel tempo di questa scultura si susseguono in morphing sullo sfondo del calco in gesso del Laocoonte, rilevante prestito del museo di Palazzo Albani di Urbino che restituisce tutta l’imponenza dell’originale.

Nella quarta sezione della mostra, una consolle interattiva – metaforica finestra sul mondo – permette ai visitatori di ammirare ed esplorare molteplici luoghi, in Italia e in Europa, decorati a grottesca dal ‘500 e fino all’ ‘800, dalle Gallerie degli Uffizi alla residenza del duca di Baviera Luigi X a Landshut, dal Peinador de la Reina, eretto intorno al 1537 per volere di Carlo V nell’Alhambra di Granada, fino alla Galleria di Francesco I a Fontainebleau.

Nella quinta e ultima sezione, le grottesche che hanno affascinato anche grandi artisti del Novecento (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miró e Yves Tanguy) sono raccolte in una semisfera, contenente scenografie animate da esseri “mostruosi” anche creati da questi esponenti dell’arte moderna, consentendo ai visitatori di giocare e creare collage digitali onirici sempre nuovi.